«IL LIBRO ha come nodo centrale del discorso l’affermazione che “il processo sardo ha lineamenti inconfondibili, che mettono alla tortura la perspicacia dei giudici più esperti”, sino a disegnare la necessità di “un particolare addestramento” di cui abbisognerebbero magistrati e difensori, fermo restando che quei magistrati e quei difensori sono in particolare magistrati e avvocati “continentali”. Questa rivendicazione regionalista sottende il resto del racconto, che è una piccola antologia dei sottilissimi meccanismi processuali messi in atto da imputati che sono spesso pastori o contadini analfabeti, ma che sembrerebbero avere nel sangue questa sottile, imprendibile conoscenza dei codici e, bisogna aggiungere, dell’animo degli uomini. Sono questi aneddoti la materia propria del libretto; l’aggiunta, in appendice, di uno scritto del 1936 sulle “scalette” degli avvocati sardi è un bell’esercizio filologico, e mostra l’attenzione con cui Berlinguer aveva imparato l’arte dai maestri che gli era capitato di incontrare nel corso della professione e che nomina con ammirazione, come Gavino Scano, Gavino Fara, Giovanni Siotto Pintor, il senatore Pinna Parpaglia, riservando comunque un posto d’onore al sassarese Gioacchino Umana…»
dalla Presentazione di Manlio Brigaglia